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Concluso corso ‘I CARE’. Becchetti: votiamo con il portafoglio

Una conclusione che spinge a nuovi inizi: così potremmo pensare l’incontro finale del corso di formazione “I care: far crescere i giovani sovrani di domani”, che si è tenuto alla Casa don Puglisi, a Modica. Grazie alla forte spinta data dal prof. Leonardo Becchetti, docente di economia all’Università Tor Vergata di Roma, ma anche attivo protagonista di molteplici reti, come la Sec (Scuola di economia civile), Next (per la formazione alla cittadinanza), Etica energia Sgr (primo fondo di investimento etico italiano), editorialista di Avvenire, direttore scientifico della Fondazione Achille Grandi per il Bene comune, membro del comitato organizzatore della Settimana sociale dei cattolici e della ricerca Cerco lavOro con cui si sono studiate 400 buone pratiche lavorative in vari ambiti. Insieme agli insegnanti, gli studenti delle quinte lo hanno seguito con grande attenzione entusiasmo nell’auditorium dell’Istituto Galilei Campailla, promotore insieme alla Fondazione di comunità Val di Noto del corso I CARE. Dopo il saluto del preside, prof. Sergio Carrubba, le tre provocazioni di Becchetti. Prima: stare ai fatti, che ci chiedono attenzione e impegno più che ottimismo o pessimismo. Siamo in una delle epoche della storia in cui è straordinariamente aumentata l’attesa di vita ed aumentata la ricchezza mondiale, certo con ingiustizia nella distribuzione e con migrazioni climatiche che ci dicono come sia importante la questione climatica per l’assetto futuro del mondo. Un dato che non consideriamo: su questo, sul nostro futuro, siamo carnefici e vittime al tempo stesso, carnefici come consumatori dentro logiche di massimizzazione del profitto, vittime come lavoratori in un sistema a clessidra (si assottiglia la fascia media e cresce il divario tra ricchi/capaci di innovazione e poveri). Manca allora un elemento importante, la terza gamba del tavolo: la dignità del lavoro, legata alla sua qualità e alla capacità di essere attivi, di lavorare con capacità di problem solving ma anche sulle relazioni. E di tenere conto di quanto sia importante l’istruzione: si vive in media 6 anni in più se più istruiti e c’è il 40% in media di soddisfazione. Stare ai fatti allora permette lucidità e avvia – siamo al secondo passaggio – discernimento. Per il quale c’è bisogno di una visione, che Becchetti ha presentato nei termini di un’economia civile, di un’economia legata – non alla massimizzazione del profitto – ma alla ricerca di senso, alla fiducia, alla partecipazione attiva, tutti elementi che nella vita e nel lavoro rendono generativi. Coltivando alcuni verbi chiave di una crescita qualitativa: desiderare, far nascere, accompagnare, lasciar andare. Coltivando il bene comune nei termini dell’art. 3 della Costituzione, della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la piena dignità del lavoro e della vita. Passando al terzo punto, Becchetti ha raccontato molteplici esperienze di lavoro generativo e di preparazione al lavoro. Ed ha proposto il voto con il portafoglio e azioni di mobilitazione, come quelle realizzate in molte città italiane premiando (e quindi operando in positivo) tutte quelle realtà che rifiutano per esesmpio il gioco d’azzardo. Voto con il portafoglio che ha avuto grande successo nella finanza etica e che indica come sia possibile una cittadinanza concreta, dal basso, complementare a quanto va chiesto anche alla politica, che ascolta meglio se c’è un’ampia mobilitazione dal basso. Idee creative seminate, che potrebbero aiutare il nostro territorio a sempre più attivarsi valorizzando le sue grande potenzialità: per questo occorre mettersi insieme, come per esempio è stato fatto ad Ischia per il turismo o a Padova per l’assistenza con l’iniziativa Civitas vitae. Becchetti è intervenuto anche al convegno della diocesi di Noto e si spera che ora queste idee diventino la base di un rinnovato impegno di cittadinanza e di nuova economia, di nuovi inizi.

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