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La ‘Casa don Puglisi’ a Roma, insieme come una grande famiglia

La relazione resta la cifra fondamentale della Casa don Puglisi, anche quando è in gita.  Il progetto “Anfore di Cana” ha reso possibile con una cifra contenuta quattro giorni (viaggio compreso) a Roma e Montecassino. Sono bastati perché, quello che anzitutto si è sperimentato, è stato lo stare insieme come una grande famiglia, con la presenza bella anche di tre presbiteri che hanno assicurato ogni mattina la Messa e nella giornata la percezione della paternità di Dio. La domenica la Messa a Santa Lucia al Gonfalone accolti da Maria Teresa Tavassi, figura storica di Caritas Italiana, con la sorpresa bella di più di venti amici (fratelli!) di Paganica che si sono uniti per l’intera giornata, a dire il senso e la bellezza del gemellaggio avviato dopo il terremoto del 2009. Domenica del “bel pastore”, il messaggio fondamentale è stato la cura di Gesù per noi, risuonato poi all’Angelus di papa Francesco. Nel pomeriggio un po’ di piazze e monumenti e, per i bambini, il Museo della scienza. Lunedì mattina un altro incontro molto bello: con il centro interculturale “La lucerna”. Nel giardino del centro anziani di via dei Banchi Vecchi abbiamo conversato con le responsabili del Centro – tra cui Maria Teresa Tavassi – e con donne del Bangladesh e dell’Albania attive nei laboratori di cucito e macramè ma anche nell’azione di sensibilizzazione delle scuole. Un mondo di pace, infatti, rinasce dal basso! Le mamme e non mamme hanno raccontato la Casa e la produzione di dolci e cioccolato e molto interesse c’è stato per l’esperienza del presepe della città. Vogliamo costruire ponti, ci avevano detto fin dall’inizio gli amici della Lucerna e così è stato anche tra loro e la Casa, oltre che tra le generazioni e tra i popoli. Una mamma del Bangladesh ha precisato: quando ci si vuole bene così, Dio ci benedice, Dio ci accompagna. E poi la riflessione si è spostata alla cura educativa oggi con la percezione che, la Casa don Puglisi e la sua discreta regia educativa che permetteva tanta serenità pur essendo in tanti e con tanti bambini, potesse suggerire qualcosa anche alla vita di tutte le famiglie che devono ripensarsi educative, cosa oggi non ovvia come dimostrano le crescenti violenze nelle scuole che certo partono da una debolezza educativa sperimentata in famiglia. Ma poi i discorsi si sono interrotti e gli amici della Lucerna hanno offerto la pizza e dolci da loro preparati e noi i biscotti del nostro laboratorio. Ci è lasciati con la promessa di rivedersi a Modica e con un po’ di impegni per scritture di pace. Pomeriggio, quindi, al Colosseo e a San Giovanni in Laterano, con ulteriori incontri: con don Federico Palerini e con Angelo Cella, uno degli amici di Parolise, paesino dove nel 1981 siamo andati a seguito del terremoto dell’Irpinia (allora tutti molto giovani). Forza e bellezza, centralità delle relazioni! – ci siamo detti ricordando i legami di allora e la possibilità che l’amicizia duri malgrado il tempo e le distanze. Sulla via del ritorno la sosta a Montecassino, riflettendo su come l’ora et labora ricostruisce civiltà e pensando alle care Monache benedettine, anche loro collocate sul monte per ricordare alla città quanto sia importante alzare gli occhi al cielo. Alla fine tanta gioia, avvertendosi nell’abbraccio di Dio e dei fratelli, riprendendo quindi la vita di ogni giorno arricchita da una sosta rinfrancante e nutriente.

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