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Fondazione Val di Noto, per riscoprirsi comunità

Autore Maria Elena Santagati

Educazione, welfare, coesione e occupazione, le priorità della Fondazione di Comunità Val di Noto che, da 3 anni, opera in favore dei giovani e dei contesti maggiormente fragili. Cantieri educativi, incubatore d’impresa, scouting sociale ed economia civile per rendere i cittadini attori del cambiamento.

«La dedica di tutta questa fatica è ai giovani:
perché non perdano la speranza che anche nel Sud
 sono  possibili processi capaci di generare lavoro pulito, cooperativo, significativo».


Un fenomeno in crescita in tutta Europa, quello delle Fondazioni di Comunità, tanto che la ECFI-European Community Foundations Initiative, iniziativa collaborativa volta a promuovere lo sviluppo di queste particolari fondazioni nel contesto europeo, ha organizzato l’11 e il 12 settembre a Cardiff la Prima Conferenza Europea sul tema. Evoluzione che si registra anche in Italia, al Nord ma anche al Sud, ad esempio in Sicilia dove all’esperienza di Messina si è aggiunta negli ultimi anni quella della Val di Noto.
Con sede ad Ortigia, Siracusa, la Fondazione di Comunità Val di Noto nasce nel 2014 grazie al finanziamento di Fondazione con il Sud e con il supporto della Fondazione di Comunità di Messina, di enti nazionali come Banca Etica e l’Istituto di Gestalt, e in collaborazione con le diocesi di Siracusa e di Noto e alcune cooperative sociali e associazioni di volontariato locali. Un percorso partito nel 2010 con un seminario pubblico, su iniziativa del Comune di Modica, che ha coinvolto i soggetti più attivi della società civile e le diocesi di Noto e Siracusa, da allora sempre più collaborative, tanto da costituire, nel 2013, un Comitato promotore per la nascita della Fondazione. L’intento è quello di sostenere «processi di crescita delle persone e delle comunità, a partire dalle situazioni di maggiore fragilità sociale, con prioritaria attenzione al superamento delle diverse forme di emarginazione» (art.3 Statuto).

Attraverso un lavoro di ampia coralità, frutto di un’intensa attività di raccordo sul territorio con oltre 100 realtà locali, «cerchiamo di trasformare il semplice aiuto in una progettualità educativa per la ri-partenza della vita, di creare coesione sociale perché non è sufficiente solo accompagnare ma è necessario anche inserire, e di puntare sull’economia civile per rendere virtuoso il processo», afferma il Presidente Maurilio Assenza. Un ruolo primario è senza dubbio quello della cultura, nella sua accezione creativa e ricreativa, con la proposta di attività dedicate quali «momenti di qualificata socialità», ma anche educativa. «Un educare diffuso per aiutare i nostri giovani a costruirsi un cammino. Da un lato, ci impegniamo sul fronte degli insegnanti e degli educatori, per accompagnare il fare con il pensare, dall’altro, su processi collettivi che coinvolgono scuole, istituzioni e associazioni locali. Sin dalla nascita, infatti, la Fondazione ha una sua particolare priorità: i giovani».

Ad oggi e in soli 3 anni di attività, con un patrimonio di 2.008.000,00 € e fondi impegnati sul territorio pari a 2.463.000,00€, la Fondazione ha sostenuto 53 interventi di welfare, 51 interventi di inclusione e coesione sociale e 33 interventi di economia sociale. Sono oltre 2.250 le persone accompagnate nei percorsi rigenerativi promossi dalla Fondazione; tra i beneficiari figurano 23 associazioni, 19 cooperative, 12 parrocchie, 2 fondazioni e altre realtà minori in 13 diversi comuni (Augusta, Solarino, Siracusa, Palazzolo Acreide, Avola, Noto, Modica, Ispica, Scicli, Pozzallo, Francofonte, Lentini e Pachino).

La Fondazione si ispira al modello generativo, con particolare attenzione alle marginalità, in primis diversamente abili e detenuti. Tra i progetti esemplari figurano «Ripartenze», rivolto a bambini e famiglie: «attraverso azioni di scouting sociale si consolidano i percorsi inclusivi che permettono le ri-partenze, focalizzando l’attenzione sul versante dell’azione sociale, del supporto psicologico e della progettazione verso una progressiva autonomia per le persone di cui ci si prende cura», e «Oltre il Carcere» che affronta «la tematica della “prevenzione primaria reintegratrice” favorendo l’inclusione e la possibilità di rispondere al reato attraverso un percorso (aspetti soggettivi, relazionali, lavorativi, spirituali) “con la persona” in alternativa e/o a sostegno dei percorsi di detenzione».
In favore della coesione sociale la Fondazione promuove la messa in rete di luoghi di aggregazione, ad esempio attraverso il progetto «A misura di sguardo» che ha portato allo sviluppo di una rete di cantieri educativi in periferia, che propongono attività di doposcuola, sportive, creative, oppure centri di aggregazione di giovani italiani e non. Tra questi, spicca il cantiere «Crisci Ranni», presente ormai da 5 anni nella città di Modica, che ha portato alla sottoscrizione di un patto educativo tra enti, associazioni locali e istituzioni scolastiche, al recupero di un’area abbandonata ma anche alla riscoperta di un antico rito pasquale che vedeva protagonisti i bambini, ora riproposto con più momenti di festa nell’arco dell’anno.
Non manca il supporto a luoghi di accoglienza per senza tetto e a interventi educativi, di prevenzione e di animazione territoriale per giovani e bambini, per promuovere delle città inclusive, e per insegnanti, ad esempio attraverso il corso di aggiornamento sulla cittadinanza «I care», rivolto a 50 docenti con l’obiettivo di «aiutare i giovani a crescere “sovrani” e non sudditi”». Particolare attenzione viene rivolta anche all’accoglienza e all’inclusione socio-lavorativa di immigrati, ad esempio attraverso il progetto «Futuro Solidale» che ha sostenuto progetti del «Cenacolo Domenicano» di Solarino, in provincia di Siracusa.

Altro ambito prioritario è quello economico e occupazionale. Sostegno a progetti di agricoltura sociale, come «Frutti degli Iblei» incentrato sulla lavorazione delle erbe aromatiche, che da quest’anno saranno commercializzate nelle botteghe italiane del commercio equo con il marchio Solidale Italiano, distribuito da CTM Altromercato. E a reti di soggetti attivi nell’economia civile, coniugando «inclusione sociale, relazioni di reciprocità, tutela dell’ambiente», come accade a Modica nel «Laboratorio Dolciario Casa Don Puglisi», dove alla produzione di biscotti e cioccolata, con materie prime eque e solidali, si affianca il reinserimento di mamme accolte nella Casa Don Puglisi insieme ai loro figli.
Il supporto all’imprenditorialità è garantito attraverso l’incubatore Eureka 3.0, che intende accompagnare la costituzione di nuove imprese, grazie a una rete di partner quali Confindustria, Confcooperative, CNA, Banca Etica, Impact Hub Siracusa, Ordine dei Commercialisti, Ordine degli Avvocati, Progetto Policoro. Al momento sono 12 le imprese beneficiarie, di cui 4 già costituite e altre 8 in fase di formazione, negli ambiti più diversi, promozione turistica del territorio siracusano, accessibilità alla cultura, integrazione per gli stranieri, agricoltura biologica, servizi per le famiglie e i bambini. Con l’iniziativa «Contaminiamoci», inoltre, le imprese di Eureka 3.0 si presentano al pubblico grazie a un ciclo di aperitivi solidali sul territorio per uno scambio di idee e progetti.

«Attivare la capacità donativa in questo territorio non è semplice né immediato, in termini di finanziamenti, è un lavoro faticoso, ma cerchiamo di lavorare a livello relazionale per far maturare affetto verso quelle che sono le nostre attività sul territorio. Cerchiamo di recuperare la storia bella di questo territorio, ed è come se la Fondazione, raccordandolo, lo custodisca e lo rilanci. La comunità locale pian piano si sta rendendo conto che ora esiste un disegno d’insieme e attraverso i processi collettivi è come se si ricordasse di essere comunità», afferma il Presidente. «Risvegliare la comunità che ognuno di noi porta nel cuore e che fa rinascere la politica, che è poi l’essenza della Scuola di Barbiana, per uscire insieme dai problemi. Questa è la grande scommessa in questo cambio d’epoca. Mi piace molto questa espressione di Agostino d’Ippona: “la speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno per le cose che non vanno e il coraggio per cambiarle”».

Una visione d’insieme e di lungo periodo, quella della Fondazione Val di Noto, che fa dell’educazione una priorità d’investimento, economico e non. Un intervento capillare, incisivo e quanto mai concreto per accompagnare la comunità a radicarsi nel futuro.

Fonte Articolo http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/fondazione-val-di-noto-ri-scoprirsi-comunit%C3%A0

 

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